Sesto Giorno: Gli introvabili giardini dell’Imperatore e Akihabara

Cosa c’è di più di Giapponese se non fare un picnic? Oramai l’avrete capito, con tutti questi ciliegi attorno non potevamo resistere. In più oggi, incredibilmente, era una bellissima giornata! Ci armiamo di macchina fotografica e decidiamo di andare  a vedere i giardini dell’Imperatore del Giappone, e già che ci siamo andargli a fare un saluto.

Da Ueno-Okachimachi (sulla JR Yamanote Line) a Tokyo (la stazione centrale) sono quattro minuti di numero, ma partiti alle 10.30, riusciremo a raggiungere i giardini solamente alle quattro! Ma come è potuta accadere questa cosa?

Consiglio spassionato per i lettori, se mai deciderete di andare in Giappone e di voler fare un picnic, comprate il bento il prima possibile. Potreste trovarvi su un prato dicendo: “Ah, che bello sarebbe avere un bento!” e dover vagare un’altra ora per cercare un piano sotterraneo di un grattecielo che in cui sfamarvi (perché in Giappone buona parte dei ristoranti nei centri commerciali, sono sotteranei). Oppure scoprire che i bento al tonkatsu sono finiti. Meno male che ci sono gli onighiri!

Sapete cos’è un onighiri? E’ una polpetta di riso carina, tenuta insieme da un po’ di alghe, con un ripieno non identificato. Esattamente, proprio non identificato. Abbiamo ordinato a “culo”, come si dice finemente nella nostra lingua. Un paio di antipasti (anche quelli scelti a “sentimento”), due bottiglie di Tè Olong (che a Luca non piace, ma si ostina a bere perché se lo deve far piacere), ed un picnic giapponese è assicurato!

Una volta avuto il cibo dovete trovare il giardino. E se volete solamente i giardini dell’Imperatore, potrebbe diventare molto difficile.

Dovete sapere infatti che quel simpaticone dell’Imperatore ha chiuso i due terzi del suo giardino e i cinque sesti dei suoi cancelli ai turisti, col risultato che si può entrare da un solo cancello. Piccolo problema, immaginate che i giardini siano molto grandi, e voi arrivate dalla stazione di Tokyo. Percorrendo in senso antiorario il perimetro del giardino (sapendolo prima, ovviamente) potreste raggiungere l’unico cancello aperto in cinque minuti. Percorrendolo in senso orario, potresti trovarvi alle due di pomeriggio, con un mal di piedi pazzesco, con due sacchettini pesantissimi pieni di quelle cavolo di polpettine di riso di cui sopra, una fame incredibile a chiedersi perché non abbiamo mangiato sulla panchina davanti al bar che tanto era carina.

Risposta: sarebbe stato troppo facile!

Meglio prendere due linee della metropolitana (pagate profumatamente 160¥, un euro e mezzo), per ritrovarsi in un altro parco dell’imperatore, ugualmente bello, e lì farsi un pisolino….  Alla fine bisogna dire che però il parco dove ci siamo addormentati era ancora più bello dei giardini dell’Imperatore, e ci siamo goduti un vero “pikkunikku” giapponese tra i ciliegi.

Alla faccia dell’Imperatore. Tiè.

Ah, alla fine ci siamo andati, ai giardini dell’Imperatore. Sì, carini. Poteva fare di meglio (ValeZ è rimasta impressionata dalle pietre, esclamando in un oramai ottimo giapponese: “Soo desu ka?”).

Cambiamo genere, due fermate di Yamanote nella ressa nipponica e ci troviamo ad Akihabara: Electric City, che con un nome così altisonante non può che essere una figata.

E’ il quartiere dell’elettronica, dei videogiochi, dei componenti (sì, quelli di “Lanciami i componenti!”), dei manga e di tutto quello che piace a noi.

Ci trasciniamo fuori dalla stazione giusto in tempo per dare un’occhiata a un paio di negozi di gadget, ma non riusciamo a non rimanere ipnotizzati da una scritta “SEGA PALACE” su un enorme edificio rosso.

Una sala giochi. Sì, tipo anni ’90. Ma in Giappone ci sono ancora, e sono la cosa più spettacolare e assordante del mondo.

Sono pieni di videogiochi dei più strani e di Ufo Catcher pieni di cose carine (kawaì, in giapponese). Inutile dire che i 100¥ si sprecano. Meno male che veniamo attirati dal gioco dei Tamburi Taiko.

Mentre giochiamo tranquillamente arrivano due giapponesi robot (o robot giapponesi, difficili distinguerli) che finiscono il gioco a difficoltà hard in due nanosecondi. Usciamo storditi e umiliati dalle abilità ludiche nipponiche.

Ma avremo la rivincita, torneremo ad Akihabara, prenderemo i bastoni per i Tamburi Taiko e vinceremo sui giapponesi.

E anche sull’Imperatore.

P.S. Domani andiamo a Takayama, ma non siamo sicuri di trovare una connessione internet per cui potreste non sentirci per un paio di giorni. Non spaventatevi se non leggete nessun post, siamo in mezzo alle montagne! 😀

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2 commenti

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2 risposte a “Sesto Giorno: Gli introvabili giardini dell’Imperatore e Akihabara

  1. Mepo

    ma nei parchi ci sono i turisti o i locali ? Ci sono anche i giochi per i bambini ? e i cani ci sono ? ………
    Mepa
    N.B. un massaggino ai piedi stanchi

  2. Andrea

    A saperlo prima vi avrei dato da rimpatriare la console Sega che ho in cantina da 10 anni… magari l’avrebbero utilizzata per aggiustare i componenti di GIG. 🙂

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