Decimo giorno: Pellegrinaggio alla montagna e i templi di Kyoto

Kyoto è piena di templi.

Ma proprio proprio piena!

Nel tentativo di usufruire del nostro “Japan Rail Pass”™, per chi non lo sapesse un abbonamento a tutte le linee JR del Giappone, proviamo a chidere alla signorina del banco informazioni se è possibile a raggiungere la zona di Higashiyama, dove pullulano appunto i templi, con le sole linee JR. Ci consiglia di arrivare fino a Yamashina.

Ora, il fatto che “yama” in giapponese vuol dire montagna ci avrebbe dovuto fare insospettire, ma controlliamo sulla cartina la distanza di questa allegra località rispetto ai templi: giusto qualche metro e qualche alberello. Decidiamo di andare gratis a Yamashina per poi raggiungere a piedi il primo tempio consigliato dalla Lonely Planet.

Peccato ci fossimo sbagliati: gli alberelli erano montagne. Praticamente quello che separava noi dalla zona dei templi (e da tutto il resto del mondo, oserei dire) erano tre enormi montagne. Improponibile sorpassarle a piedi! Per arrivare a Higashiyama abbiamo deciso di fare un paio di fermate di metropolitana, che magicamente ci hanno riportato nella città di Kyoto.

Nota positiva: con tutto questo casino abbiamo evitato agilmente l’infinita coda di turisti per gli autobus. 😛

Ci incamminiamo verso le antiche vie di Kyoto per raggiungere il primo importante templio, il “Chion-in ” che la guida definisce “imponente”. Direi che l’aggettivo è riduttivo una volta che ci si trova innanzi all’immenso portale ligneo d’ingresso. Rimaniamo affascinati dalla maestosità degli edifici interni e togliendoci le scarpe iniziamo a visitare il tempio. Dietro troviamo anche dei pavimenti fatti in modo che se calpestati producono un suono come di “usignolo” in modo che i monaci sappiano che qualcuno sta arrivando. Effettivamente fanno “cip-cip”!

N.B. Come in tutto il Giappone, nei templi, ci si deve togliere le scarpe per poter salire sulle superfici lignee. Una volta arrivati alla struttura desiderata troverete dei distributori di sacchetti in cui riporre le vostre scarpe e portarvele appresso. Mi raccomando se decidete di venire in Giappone scegliete delle scarpe comode da togliere e da mettere (si, lo abbiamo già detto, ma è essenziale!).

Usciamo dal primo tempio e continuiamo a seguire la strada che passa attraverso un quartiere molto antico di Kyoto chiamato Gion. Le strade cominciano a restringersi e le case sono tutte basse e di legno, noi andiamo alla ricerca del secondo tempio e per sbaglio ci ritroviamo in una festa di primavera tra bancarelle, ciliegi e pic-nic. Ne approfittiamo per provare i “Takoyaki”: pallette con dentro il polpo tipiche della regione del Kansai, condite con un sacco di salsine a caso (cosa ci potevamo fare se il giovane della bancarella non sapeva nessuna parola in inglese?). Buoneeeee! Ma attenti, sono bollenti!

Ci ustioniamo ben bene la lingua e impariamo così che non vanno mangiate in un sol boccone, ma che bisogna spezzarle con gli hashi (le bacchette), soffiarci sopra per poi mangiarle. Siamo peggio dei bambini! 😛

Rifocillati da questa breve pausa capiamo che le bancarelle sono nel parco di un altro tempio e seguendole ce lo troviamo davanti con le sue lanterne rosse e bianche e la pagoda rossa. Inoltre c’è appena stato un matrimonio, la sposa e lo sposo sono in abiti tradizionali e li ammiriamo mentre fanno le foto. Lei sembra più un fantasma: l’abito tradizionale della donna è così, sembra uscita da un film tipo “The ring”: guarda questo matrimonio per 2 minuti e mooooorirraiiiii! (N.D.L: Secondo me non c’entra molto con The Ring ma era divertente così! :D)

Meglio scappare.

Ci ritroviamo così per caso nelle magiche vie lastricate del quartiere Gion, costeggiate da locande e sale da tè. Mentre camminiamo incrociamo una geisha anche se oggigiorno è difficile dire se sia vera o solo una persona normale che ha voluto farsi agghindare per provare l’ebrezza di sentirsi osservata per un pomeriggio: a Kyoto è infatti possibile, pagando ovviamente, farsi “travestire” con kimono, zoccoli e tutto l’occorrente e poi girovagare per le viuzze del quartiere.

Usciti dai vicoli cominciamo la salita verso il terzo tempio, il “Kodai-ji”.

Dopo aver pagato per entrare, seguiamo il percorso e ci inoltriamo nello splendido giardino, visitiamo la casa e i padiglioni esterni, saliamo in cima a una collina per visitare due sale da tè antichissime e poi ridiscendere attraverso un bosco di bambù. Meraviglioso e zen (infatti ci siamo seduti per riposare – volevo dire meditare).

Continuiamo la nostra gita per templi e seguiamo le strade affollate di turisti e costeggiate di negozietti di souvenir, (sembra di stare alla notte bianca) verso il Kiyomizu-dera.

Questo complesso di templi è veramente strepitoso. Si apre con due pagode di due rossi diversi che conducono a un edificio sospeso su immense palafitte, che sovrasta gli alberi e da cui, dal grande terrazzo, si ha una visione su tutta Kyoto.

Seguendo il percorso, si costeggiano altri edifici minori per poi incamminarsi lungo una via che conduce fino a una sorgente sacra. Qui si può comprare per una modica cifra (se si vuole) una bella ciotola dall’interno rosso, per poi riempirla dell’acqua sacra di una delle dieci sorgenti più importanti del Giappone e gustarsela, in questo modo avrete anche un bel ricordo del tempio (infatti Valez l’ha comprata).

Al termine della visita Valez regala un talismano per la “Salute” a Luca, che lo guarirà dal mal di gambe e mano nella mano si incamminano verso la stazione del treno, sperando di riuscire a tornare senza dover attraversare una montagna! 😛

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