Docidesimo giorno: sulle mille braccia di kannon e i tremila Torii rossi

Oggi è stato un giorno epocale, al limite della leggenda: prima abbiamo avuto un esperienza allucinatoria (come ci aveva predetto la guida) in un tempio buddista, dopodiché abbiamo scalato una montagna. Ma andiamo con ordine.

Inanzitutto bisogna dire che pioveva, anche se questo non ci ha ovviamente fermato, anzi. Abbiamo capito subito che sarebbe successo qualcosa fuori dal normale.

Dopo una veloce colazione da Starbucks ci dirigiamo a piedi sotto l’acqua verso un templio chiamato Sanjunsangen-do (esplicativo, se siete giappones) dietro consiglio della zia (di Valez) Paola, abbastanza raggiungibile dalla stazione con venti minuti di cammino. Non so se avete capito ma gli autobus non ci piacciono più.

La caratteristica di questo edificio è di ospitare mille e uno statue della dea Kannon, ognuna con un numero di braccia pari a mille (poi in realtà sono solo quaranta). Queste, secondo la matematica buddista, salvano un totale di venticinque mondi a testa. In più, la dea Kannon ha trentatré forme diverse, per cui è veramente tanta roba!

Se vi siete persi con la matematica buddista, sappiate che anche noi abbiamo capito poco.

Le statue sono tutte abbastanza simili (per dire che non ne vedevamo la differenza), ma l’insieme è decisamente suggestivo. L’edificio è addirittura dell’anno 1266, ed è uno dei pochi templi buddisti dove sono tradotte le istruzioni per fare offerte e pregare. Chiunque si voglia convertire al buddismo ci deve fare assolutamente un salto.

Porgiamo il nostro rispetto alla dea Kannon centrale, per poi dedicarci all’acquisto di talismani vari da regalare ai nostri familiari (capito? quest’anno niente cazzate, solo talismani utili e potentissimi – con quello che li abbiamo pagati).

Per pranzo torniamo alla stazione, dove proviamo un nuovo ristorante di sushi nel centro commerciale Porta. Non l’avessimo mai fatto: il nostro bellissimo ricordo del tonno di ieri è stato offuscato da un Moriawase (misto) di mediocre qualità, dove ci hanno addirittura propinato un pezzo all’asparago con un goccio di maionese.

Bleargh. In più ovviamente Luca aveva ancora fame, per cui Valez ha deciso di accompagnarlo da Lotteria (un fast food che vende hamburger) per integrare con un panino al pollo Teriyaki. Not bad at all!

Prendiamo la linea JR in direzione Uji per andare al santuario di Fushimi. La sua caratteristica è di essere in realtà un conglomerato di edifici disposti sulla montagna collegati da una strada coperta da Torii rossi.

Se non l’aveste intuito non da bovini incazzosi, ma da portali Shintoisti cremisi! 😀

E quando diciamo “disposti sulla montagna” intendiamo che la camminata porta fino alla vetta! Proprio l’ideale da fare in un giorno di pioggia (Valez e Luca incontrano un Templio per caso, poi Valez si scontra con Luca si incontra ehm….) ma i nostri giovani animi intrepidi si trascinano fino alla vetta della montagna in una camminata molto suggestiva e meravigliosa (pur sempre di quattro chilometri in salita).

Ne vale assolutamente la pena, se passate per Kyoto e avete buone gambe visitatelo assolutamente!

I templi sono dedicati a Inari (la divinità del riso e del Sakè) il cui messaggero ha le sembianze di una volpe, infatti ci sono un sacco di volpi in giro. Questo è  perlomeno quello che abbiamo capito, non ci sono traduzioni in inglese delle spiegazioni ahimè…

Infine bagnati fradici corriamo a casa per dedicarci al nostro nuovo passatempo preferito: l’onsen (il bagno caldo, se non aveste letto gli altri post del blog :P).

Che fatica – stasera bissiamo l’Okonomiyaki e ci cimentiamo con una lavanderia a gettoni: si accettano scommesse sull’esito! 😛

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4 commenti

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4 risposte a “Docidesimo giorno: sulle mille braccia di kannon e i tremila Torii rossi

  1. Ma lo faranno il McOkonomiyaki?

  2. zippao

    Bravissimi! L’acqua non vi ferma… prima la pioggia e poi il bagno caldo… non osavo chiedervi se eravate passati dal Sanjunsangendo… (33, che mi dicono stia a significare gli spazi vuoti tra le colonne) un bacio!

  3. ma lo sapete che un pò vi invidio… 🙂 🙂

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