Tredicesimo giorno: I treni del Giappone – Himeji e Osaka

Prima di iniziare il racconto della nostra giornata vorremmo farvi un veloce riepilogo di tutti i treni che abbiamo preso oggi, giusto per darvi l’idea:

  • Kyoto – Himeji (Shinkansen Hikari)
  • Himeji – Shin Osaka (Shinkasen Hikari)
  • Shin Osaka – Nanba (metropolitana)
  • Nanba JR – Shin Imamiya (JR Kintetsu)
  • Shin Imamiya – Osaka (JR Osaka Loop Line)
  • Osaka – Kyoto (JR Super Rapid)

Abbiamo fatto un sacco di chilometri in treno! Ma procediamo con ordine:

Il programma della giornata era di andare a Himeji per vedere l’omonimo castello, uno dei pochi del Giappone, e roccaforte inespugnata di inestimabile valore artistico, un patrimonio dell’Unesco, insomma una roba grossa.

Dopo aver fatto velocemente le valigie per rispedirle a Tokyo prendiamo lo Shinkansen che dopo un’ora ci porta nella ridente cittadina di Himeji, che è orribile, a dir poco orrenda. Praticamente brutta, ma poco male – con un castello così…

…peccato fosse chiuso.

Chiuso chiuso no, ma diciamo che non si poteva entrare nell’edificio principale. Si ringrazia lo staff del castello per averci fatto uno sconto di 100¥ per la mancanza dell’attrattiva principale. Un paio di considerazioni:

  1. Non era solamente chiuso, ma anche contornato da un bel cantiere. Abbiamo avuto così la fortuna di assistere ad un mix di antico moderno con gli operai e le gru in mezzo ai samurai. Relativamente figo.
  2. Se la Lonely Planet sapeva di questa ristrutturazione, perché non ci ha avvertito? Abbiamo giustappunto comprato la guida aggiornata. Vabbè, scriveremo una letterina di lamentela.

La visita all’esterno dell’edificio è abbastanza piacevole, ma l’amaro in bocca è troppo (anche dopo un ora di Shinkansen). Dobbiamo compensare in qualche modo.

Andiamo a mangiare ad Osaka.

Dovete sapere che Osaka è la capitale del cibo del Kansai, e forse di tutto il Giappone. Economicissima, fanno i piatti più vunci e lerci nel miglior modo e al prezzo minore. Praticamente il giapponese medio va in vacanza lì per una via in particolare, la Dotonbori, piena di posti dove mangiare.

E cosi abbiamo deciso di fare anche noi.

W il Japan Rail Pass: mai spesa fu più azzeccata. Oramai ammortizzato il prezzo dell’abbonamento, il limite per spostarsi in Giappone è dettato dalla fantasia e da una rete ferroviaria densissima.

Un commesso gentilissimo scambia i nostri biglietti di ritorno per Kyoto con degli equivalenti per Osaka, facendoci anche provare un Hikari Special Railway non mi ricordo esattamente come si chiamava che aveva anche una nursery e varie figate, tra cui i posti larghissimi. Niente di meglio che accompagnare il nostro viaggio in treno con dei senbei (cracker di riso) al sapore di wasabi (rafano) potentissimi, che ci fanno quasi stare male. Credo ne compreremo qualche pacco, sono veramente un’esperienza (mistica)!

Arrivati ad Osaka raggiungiamo abbastanza facilmente la via dei divertimenti, che però al pomeriggio è abbastanza spenta. I posti per mangiare ci sono comunque e ci lasciamo attrarre da una bancarella scrausissima con simpatici giovani cuochi, che vista la fila parrebbe valer la pena provare. Vada per i Takoyaki quindi, che ricordiamo essere pallettine di pastella che contengono un pezzettone di polpo.

Ce li gustiamo lungo un canale, come i veri fidanzatini e siamo felici di essere nella capitale culinaria del sol levante.

Per completare la visita in tutto e per tutto, Luca fa merenda con i ramen, attratto da un posto ancora più assurdo di quello dei takoyaki che sembra uscito dalla cina, con tanto di draghi esterni.

Mentre siamo all’interno di questo posticino veniamo invasi da una comitiva di turisti (nonnini) cinesi che vengono portati a mangiare li dalla guida… un po’ assurdo, ma la cosa ci conferma che siamo in uno dei posti di ramen migliori di Osaka.

Bambini, la morale di oggi è: non guardate l’aspetto esteriore del posto dove mangiate, ma annusate! 😛

Ehm… tornando a noi, Luca finisce la tazzona e decidiamo di tornare anche perchè ancora non sappiamo che treno prendere.

Casualmente Valez individua tra le innumerevoli insegne scritte in ideogrammi incomprensibili una stazione JR vicino e così si inizia a camminare. Ci ritroviamo in un parcheggio. Ottimo.

Ma dal centro una scala mobile ci proietta all’interno di Neo-Tokyo 3, no, scusate, siamo ancora a Osaka, ma la sensazione è simile: pareti bianche, neon blu, la gente del luogo che non capisce cosa ci facciano due occidentali, etc…

Siamo all’interno della stazione JR Nanba: ce l’abbiamo fatta!

Prendiamo con facilità il treno fino alla stazione di Osaka e poi via: verso Kyoto con un super espresso (del resto fa solo una fermata in più dello Shinkansen)! Ma se il treno super veloce arriva a Kyoto in 9 minuti, questo ce ne mette 30 e siamo in mezzo ai pendolari. Ma volete mettere la soddisfazione di riuscire a prendere treni sconosciuti ed essere gli unici occidentali tra migliaia di giapponesi a farlo? 😛 Abbiamo vinto sui treni… per oggi! 😛

P.s. Volete sapere com’è andata a finire con la biancheria? Un vecchietto ha costretto Luca visto il tardo orario, le 21.30, a fare un solo bucato e a non usare l’asciugatrice. Così abbiamo steso la roba in camera, la stessa dove dormiamo. Piccolo problema al nostro ritorno abbiamo scoperto di dover spedire le nostre valigie verso Tokyo il prima possibile per assicurarci che arrivassero in tempo, e non potevamo metterci dentro la roba bagnata di Luca. Decidiamo quindi di dormire con il condizionatore a 25°, che ha permesso alla roba di asciugarsi abbastanza, è servita solo una piccola aggiunta con il phon stamattina.

Che esperienza 😛

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Docidesimo giorno: sulle mille braccia di kannon e i tremila Torii rossi

Oggi è stato un giorno epocale, al limite della leggenda: prima abbiamo avuto un esperienza allucinatoria (come ci aveva predetto la guida) in un tempio buddista, dopodiché abbiamo scalato una montagna. Ma andiamo con ordine.

Inanzitutto bisogna dire che pioveva, anche se questo non ci ha ovviamente fermato, anzi. Abbiamo capito subito che sarebbe successo qualcosa fuori dal normale.

Dopo una veloce colazione da Starbucks ci dirigiamo a piedi sotto l’acqua verso un templio chiamato Sanjunsangen-do (esplicativo, se siete giappones) dietro consiglio della zia (di Valez) Paola, abbastanza raggiungibile dalla stazione con venti minuti di cammino. Non so se avete capito ma gli autobus non ci piacciono più.

La caratteristica di questo edificio è di ospitare mille e uno statue della dea Kannon, ognuna con un numero di braccia pari a mille (poi in realtà sono solo quaranta). Queste, secondo la matematica buddista, salvano un totale di venticinque mondi a testa. In più, la dea Kannon ha trentatré forme diverse, per cui è veramente tanta roba!

Se vi siete persi con la matematica buddista, sappiate che anche noi abbiamo capito poco.

Le statue sono tutte abbastanza simili (per dire che non ne vedevamo la differenza), ma l’insieme è decisamente suggestivo. L’edificio è addirittura dell’anno 1266, ed è uno dei pochi templi buddisti dove sono tradotte le istruzioni per fare offerte e pregare. Chiunque si voglia convertire al buddismo ci deve fare assolutamente un salto.

Porgiamo il nostro rispetto alla dea Kannon centrale, per poi dedicarci all’acquisto di talismani vari da regalare ai nostri familiari (capito? quest’anno niente cazzate, solo talismani utili e potentissimi – con quello che li abbiamo pagati).

Per pranzo torniamo alla stazione, dove proviamo un nuovo ristorante di sushi nel centro commerciale Porta. Non l’avessimo mai fatto: il nostro bellissimo ricordo del tonno di ieri è stato offuscato da un Moriawase (misto) di mediocre qualità, dove ci hanno addirittura propinato un pezzo all’asparago con un goccio di maionese.

Bleargh. In più ovviamente Luca aveva ancora fame, per cui Valez ha deciso di accompagnarlo da Lotteria (un fast food che vende hamburger) per integrare con un panino al pollo Teriyaki. Not bad at all!

Prendiamo la linea JR in direzione Uji per andare al santuario di Fushimi. La sua caratteristica è di essere in realtà un conglomerato di edifici disposti sulla montagna collegati da una strada coperta da Torii rossi.

Se non l’aveste intuito non da bovini incazzosi, ma da portali Shintoisti cremisi! 😀

E quando diciamo “disposti sulla montagna” intendiamo che la camminata porta fino alla vetta! Proprio l’ideale da fare in un giorno di pioggia (Valez e Luca incontrano un Templio per caso, poi Valez si scontra con Luca si incontra ehm….) ma i nostri giovani animi intrepidi si trascinano fino alla vetta della montagna in una camminata molto suggestiva e meravigliosa (pur sempre di quattro chilometri in salita).

Ne vale assolutamente la pena, se passate per Kyoto e avete buone gambe visitatelo assolutamente!

I templi sono dedicati a Inari (la divinità del riso e del Sakè) il cui messaggero ha le sembianze di una volpe, infatti ci sono un sacco di volpi in giro. Questo è  perlomeno quello che abbiamo capito, non ci sono traduzioni in inglese delle spiegazioni ahimè…

Infine bagnati fradici corriamo a casa per dedicarci al nostro nuovo passatempo preferito: l’onsen (il bagno caldo, se non aveste letto gli altri post del blog :P).

Che fatica – stasera bissiamo l’Okonomiyaki e ci cimentiamo con una lavanderia a gettoni: si accettano scommesse sull’esito! 😛

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Undicesimo giorno: passeggiando filosoficamente tra castelli e templi

Driiin Driiiiin! La sveglia ci avvisa che sono le 9 del mattino e che abbiamo dormito un po’ di più, ma niente panico, perchè ci siamo iper organizzati comprando la sera prima al “Lawson” (supermercato aperto 24h su 24) del mitico caffè, dei pancake di Rilakkuma (per chi non sapesse chi fosse è un orsetto rilassato) e dello yogurt! Buona Domenica!

Partiamo carichissimi verso la stazione, oggi nessun treno ci porterà oltre le montagne in luoghi sconosciuti e infatti arriviamo al castello di Nijo in un batter d’occhio: sta ad una sola fermata di treno, e con i treni siamo bravi.

Il castello è in realtà composto da una serie di edifici dichiarati patrimonio dell’umanità dall’Unesco, tra cui il castello vero e proprio, un giardino e varie strutture. I castelli giapponesi sono come quelli occidentali, hanno anche il fossato che al posto dei coccodrilli ha le carpe giganti mangiauomini, ma sono piccoli e pieni di giardini zen.

Attraversiamo il grande portone d’ingresso e iniziamo la visita al palazzo principale dello Shogun che ha come particolarità i pavimenti che cinguettano (già sentito eh?) e le splendide sale affrescate.

Ci rifacciamo gli occhi in questo favoloso edificio, per poi continuare a placare il nostro animo attraversando il silenzioso e verde giardino zen, fatto di cascate e stagni, fino ad arrivare ai ciliegi. Il castello vale veramente la visita, quindi se andate a Kyoto fateci un salto! OP!

Il percorso ci conduce infine ad un cortile interno pieno di bancarelle: meno male, è ora di pranzo! Mangiamo velocemente qualcosa e poi prendiamo l’autobus che ci condurrà alla famosa “Passeggiata del Filosofo”.

Il sentiero che costeggia un piccolo torrente si chiama così perché un professore di filosofia dell’università di Kyoto passeggiava sempre per questo tratto tutti i giorni.

La guida dice di lasciarsi ispirare e rilassare dal luogo, che è veramente splendido: il fiume, i ciliegi, i ciliegi e ancora i fiori di ciliegio… purtroppo la quantità di turisti è veramente molta, ma ci godiamo comunque l’atmosfera magica e romantica.

Giungiamo alla fine di questa bella via e decidiamo di andare a visitare il tempio “Ginkaku-ji”. Del resto che giornata è una giornata a Kyoto, senza la visita a un tempio?

Il Ginkaku-ji è uno dei tempi più importanti di Kyoto, ma in realtà del tempio si vede poco. Giusto un edificio che sarebbe dovuto essere ricoperto d’argento, ma in realtà poi alla fine non si è fatto niente. Meno male che c’è un giardino meraviglioso, e un ingresso con un bosco di canne di bambù che sembra uscito da un film cinese con i pugnali volanti (in miniatura).

Valez compra anche dei Sakuramochi (dolci giapponesi a base di ciliegi) sacri pagati profumatamente, ma dal sapore divino! (Ahhahah, l’avete capita? :D)

La sera raggiungiamo il ryokan con un autobus che ci mette un’ora fermo nel traffico per arrivare alla stazione di Kyoto. Aggiungete che l’autobus era strapieno di persone e rendetevi conto di quanto siano inefficienti i trasporti a Kyoto.

Strano per un paese super organizzato come il Giappone, veramente strano.

Meno male che ci siamo rifocillati cenando alle sei (come i veri giappi), con un ottimo sushi a base solamente di tonno e ventresca. Il vero sushi si riconosce dal tonno, ricordatevelo!

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Decimo giorno: Pellegrinaggio alla montagna e i templi di Kyoto

Kyoto è piena di templi.

Ma proprio proprio piena!

Nel tentativo di usufruire del nostro “Japan Rail Pass”™, per chi non lo sapesse un abbonamento a tutte le linee JR del Giappone, proviamo a chidere alla signorina del banco informazioni se è possibile a raggiungere la zona di Higashiyama, dove pullulano appunto i templi, con le sole linee JR. Ci consiglia di arrivare fino a Yamashina.

Ora, il fatto che “yama” in giapponese vuol dire montagna ci avrebbe dovuto fare insospettire, ma controlliamo sulla cartina la distanza di questa allegra località rispetto ai templi: giusto qualche metro e qualche alberello. Decidiamo di andare gratis a Yamashina per poi raggiungere a piedi il primo tempio consigliato dalla Lonely Planet.

Peccato ci fossimo sbagliati: gli alberelli erano montagne. Praticamente quello che separava noi dalla zona dei templi (e da tutto il resto del mondo, oserei dire) erano tre enormi montagne. Improponibile sorpassarle a piedi! Per arrivare a Higashiyama abbiamo deciso di fare un paio di fermate di metropolitana, che magicamente ci hanno riportato nella città di Kyoto.

Nota positiva: con tutto questo casino abbiamo evitato agilmente l’infinita coda di turisti per gli autobus. 😛

Ci incamminiamo verso le antiche vie di Kyoto per raggiungere il primo importante templio, il “Chion-in ” che la guida definisce “imponente”. Direi che l’aggettivo è riduttivo una volta che ci si trova innanzi all’immenso portale ligneo d’ingresso. Rimaniamo affascinati dalla maestosità degli edifici interni e togliendoci le scarpe iniziamo a visitare il tempio. Dietro troviamo anche dei pavimenti fatti in modo che se calpestati producono un suono come di “usignolo” in modo che i monaci sappiano che qualcuno sta arrivando. Effettivamente fanno “cip-cip”!

N.B. Come in tutto il Giappone, nei templi, ci si deve togliere le scarpe per poter salire sulle superfici lignee. Una volta arrivati alla struttura desiderata troverete dei distributori di sacchetti in cui riporre le vostre scarpe e portarvele appresso. Mi raccomando se decidete di venire in Giappone scegliete delle scarpe comode da togliere e da mettere (si, lo abbiamo già detto, ma è essenziale!).

Usciamo dal primo tempio e continuiamo a seguire la strada che passa attraverso un quartiere molto antico di Kyoto chiamato Gion. Le strade cominciano a restringersi e le case sono tutte basse e di legno, noi andiamo alla ricerca del secondo tempio e per sbaglio ci ritroviamo in una festa di primavera tra bancarelle, ciliegi e pic-nic. Ne approfittiamo per provare i “Takoyaki”: pallette con dentro il polpo tipiche della regione del Kansai, condite con un sacco di salsine a caso (cosa ci potevamo fare se il giovane della bancarella non sapeva nessuna parola in inglese?). Buoneeeee! Ma attenti, sono bollenti!

Ci ustioniamo ben bene la lingua e impariamo così che non vanno mangiate in un sol boccone, ma che bisogna spezzarle con gli hashi (le bacchette), soffiarci sopra per poi mangiarle. Siamo peggio dei bambini! 😛

Rifocillati da questa breve pausa capiamo che le bancarelle sono nel parco di un altro tempio e seguendole ce lo troviamo davanti con le sue lanterne rosse e bianche e la pagoda rossa. Inoltre c’è appena stato un matrimonio, la sposa e lo sposo sono in abiti tradizionali e li ammiriamo mentre fanno le foto. Lei sembra più un fantasma: l’abito tradizionale della donna è così, sembra uscita da un film tipo “The ring”: guarda questo matrimonio per 2 minuti e mooooorirraiiiii! (N.D.L: Secondo me non c’entra molto con The Ring ma era divertente così! :D)

Meglio scappare.

Ci ritroviamo così per caso nelle magiche vie lastricate del quartiere Gion, costeggiate da locande e sale da tè. Mentre camminiamo incrociamo una geisha anche se oggigiorno è difficile dire se sia vera o solo una persona normale che ha voluto farsi agghindare per provare l’ebrezza di sentirsi osservata per un pomeriggio: a Kyoto è infatti possibile, pagando ovviamente, farsi “travestire” con kimono, zoccoli e tutto l’occorrente e poi girovagare per le viuzze del quartiere.

Usciti dai vicoli cominciamo la salita verso il terzo tempio, il “Kodai-ji”.

Dopo aver pagato per entrare, seguiamo il percorso e ci inoltriamo nello splendido giardino, visitiamo la casa e i padiglioni esterni, saliamo in cima a una collina per visitare due sale da tè antichissime e poi ridiscendere attraverso un bosco di bambù. Meraviglioso e zen (infatti ci siamo seduti per riposare – volevo dire meditare).

Continuiamo la nostra gita per templi e seguiamo le strade affollate di turisti e costeggiate di negozietti di souvenir, (sembra di stare alla notte bianca) verso il Kiyomizu-dera.

Questo complesso di templi è veramente strepitoso. Si apre con due pagode di due rossi diversi che conducono a un edificio sospeso su immense palafitte, che sovrasta gli alberi e da cui, dal grande terrazzo, si ha una visione su tutta Kyoto.

Seguendo il percorso, si costeggiano altri edifici minori per poi incamminarsi lungo una via che conduce fino a una sorgente sacra. Qui si può comprare per una modica cifra (se si vuole) una bella ciotola dall’interno rosso, per poi riempirla dell’acqua sacra di una delle dieci sorgenti più importanti del Giappone e gustarsela, in questo modo avrete anche un bel ricordo del tempio (infatti Valez l’ha comprata).

Al termine della visita Valez regala un talismano per la “Salute” a Luca, che lo guarirà dal mal di gambe e mano nella mano si incamminano verso la stazione del treno, sperando di riuscire a tornare senza dover attraversare una montagna! 😛

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Nono giorno: Via dalle montagne verso Kyoto

Oggi la nostra ultima mattina a Takayama inizia con la mitica colazione del posto: la colazione nippo-occidentale in cui per la gioia di Valez c’è anche dello… YAKULT! Ma è giapponese?!

A Takayama abbiamo visitato tutto quello che c’era da visitare. Vaghiamo alla ricerca di un bento da gustarci sul treno, ma troviamo solo souvenir: non ce la facciamo più, vogliamo andare via!

Alla fine riusciamo nella conquista dell’agognato pranzo e saliamo sull’espresso che ci porterà verso Nagoya per poi prendere lo Shinkansen verso Kyoto.

Ancora una volta le ferrovie giapponesi danno prova della loro efficienza e riusciamo a prendere il treno superveloce per Kyoto perfettamente (N.B. Il treno per Nagoya arrivava alle 14.02, lo Shinkansen alle 14.11, fosse stato un treno italiano io non avrei scommesso sulla perfezione della coincidenza).

Arrivati a Kyoto, rimaniamo subito colpiti dalla struttura: la stazione è spaziale. Scendiamo dal treno e veniamo inghiottiti dalla struttura di vetro e travi creata con un architettura futuristica e moderna, in netta contrapposizione con la Kyoto antica. Ma decidiamo di raggiungere prima il ryokan, abbandonare i pesanti zaini e poi tornare a visitarla nel pomeriggio.

Evviva! I nostri bagagli ci aspettano in camera (avevate dubbi?) e dopo una bella rinfrescata (stiamo diventando fissati con la pulizia come i giapponesi) andiamo all’esplorazione della “stazione spaziale di Kyoto”.

Ri-wow! Non abbiamo parole mentre prendiamo la sesta scala mobile che ci sta portando sulla terrazza panoramica (e non siamo nemmeno a metà strada). Siamo circondati da strutture fatte di vetro in cui si dipingono le nuvole bianche e grigie del cielo variabile che creano strani giochi di luce grazie ai vetri posizionati tutti con inclinazioni diverse.

Il tetto è composto da un giardino e circondato da vetri per poter avere una visione a 360° sulla città. Nella stazione sono presenti: due centri commerciali di più di dieci piani, tutte le linee del treno, la metro, ristoranti, bar e tutto quello che vi viene in mente.

Entriamo e usciamo da vari punti e la visitiamo tutta fino all’ora di cena, dove decidiamo di infilarci in un ristorante di Okonomiyaki, per la gioia di Valez.

Dovete sapere che nel Kansai una delle specialità tipiche è proprio questo piatto, che in giapponese significa: “cucinatevelo voi”, o qualcosa di simile. Più semplicemente è come una frittata fatta con carne oppure carne e pesce, o carne e pesce e tutto quello che vi viene in mente.

Ci fanno sedere su un tavolo con una piastra al centro e ci portano un okonomiyaki di carne e pesce che viene disposto sulla piastra. Poi noi con una spatolina lo tagliamo, giriamo e mangiamo.

E con la nostra birra Sapporo in mano gridiamo “Kanpai” e ci prepariamo a goderci Kyoto!

Approfondimento: cose misteriose dal paese sulla montagna di Takayama

Una delle magie della terra del sol levante è data dalle cose misteriose che si possono trovare casualmente. Principalmente per la nostra ignoranza nella lingua.

Ieri pomeriggio durante il tour della via dei souvenir di Takayama, Luca cede al fascino di un negozio di sake e decide che ne acquisterà una piccola bottiglietta per berlo dopo cena. Sceglie un bicchierino carino chiuso da una bella stoffa e tutto soddisfatto lo porta in camera.

Dopo essere morti per il troppo cibo da kaiseki, lui decide di darsi il colpo di grazia con il mitico (e minuscolo) bicchierino di sake, ma…

…é gelatina!!! AHAHAHAH! Dovete sapere che qui sono fissati con la gelatina, gelatinano tutti i dolci, o almeno un bel po’ e Luca odia la gelatina. Il grande demone celeste ha voluto mandarci un segno e quindi: niente sake… per oggi!

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Ottavo giorno: Takayama e i cibi della montagna nipponica

Iniziamo la giornata prestissimo, come nei veri paesini di montagna, con una colazione giapponese a base di: zuppa di miso, insalatina, verdurine di ogni tipo, alghe, qualcosa con il tofu e altre leccornie tra le quali un croissant.

Questa volta anche Valez si lancia nella degustazione dell’ibrido nipponico/occidentale, e sembra anche apprezzare.
Belli carichi dopo questa botta di energia, partiamo alla conquista dei mercatini mattutini di Takayama, che si tengono tutti i giorni dalle sei a mezzogiorno lungo le rive del fiume.

Ogni bancarella cerca di farti provare qualcosa nel loro modo:
  • Fase 1: Dove l’ignaro cliente si avvicina per dare un’occhiata
  • Fase 2: Dove il venditore della bancarella urla un “Irasshaimase!” (“Prego entrate”, ma in questo caso sarebbe più tradurre come “Prego guardate”).
  • Fase 3: Dove l’ignaro cliente di cui sopra si sente in colpa ma non può più scappare perché subissato di domande fatte in un inglese improvvisato sui suoi gusti e sul suo paese di origine
  • Fase 4: Dove o si scappa, o si assaggia. Meglio assaggiare e ringraziare con un sorriso. Se si vuole essere veramente giapponesi basta un cenno della testa.
Oramai è troppo facile resistere al loro attacco, in quanto lo usano in tutto il Giappone e dopo un po’ ci si fa l’abitudine, per cui riusciamo a districarci abilmente tra le bancarelle di rape giganti e mele costosissime (1000¥ l’una!).
Oggi è una splendida giornata e la sfruttiamo per raggiungere il “Villaggio del folclore di Hida”, uno splendido parco a cielo aperto dove sono state raggruppate tutte le case tradizionali della zona della vale di Hida per preservarle e mantenere la loro identità storica. Dovete sapere che con l’arrivo dell’energia elettrica moltissime persone si sono spostate in città, e con la costruzione di dighe idroelettriche alcuni villaggi sono stati addirittura sommersi dall’acqua.
Incredibile…

Ci perdiamo tra i legni di queste splendide dimore e ammiriamo gli altissimi tetti fatti di paglia intrecciata. Se passate da queste parti fate una visita qui, anche perchè a Takayama vi è una sola via da vedere oltre a questo :P.
La città però pullula di prelibatezze! Una di queste è la “Carne di Hida”, pregiata come quella di Kobe, ma meno conosciuta. Anche se stasera ci aspetta una cena molto abbondante, non possiamo trattenerci dal provare questa specialità locale.
Entriamo in questo posto molto fashion tutto bianco in cui ci fanno accomodare ad un tavolo munito di piastra (perchè ognuno si cuoce la propria bistecca). Ordiniamo due menu fissi abbastanza economici (1200¥ e 1600¥, rispettivamente 9.60€ e 12.80€ circa) e una volta cotta la carne è sublime, si scioglie in bocca!
Si tratta di un taglio di carne molto grassa, come quella di Kobe, a differenza di quest’ultima però ci viene servita con una salsa a base di miso e con la salsa barbecue.

Quindi mi raccomando, se mai farete una capatina qui e andrete dall’esplorazione del parco di poco fa, mi raccomando, fermatevi a mangiare per pranzo una bella bistecca: il vostro umore migliorerà ed uscirete dal ristorante in pace con il mondo.
Visto che qui i negozi chiudono alle 16.30, ci incamminiamo per le intricate tre vie storiche piene di ninnoli, cazzate, cose da mangiare, sake e quant’altro un turista possa voler portare a casa. Sembra un po’ Gardaland.
Valez è anche stata usata come modella occidentale per ombrelli orientali!

Questa parte a nostro parere è stata un po’ la meno riuscita del posto: i negozi di souvenir vendono un sacco di cose che si possono trovare ovunque in Giappone, anche se si dice che siano a prezzi più bassi (non abbiamo verificato).

Fatto sta che troverete dalle bambole di Hello Kitty al peluche di Lilo & Stitch fino ad arrivare al Daikon (una rapa giapponese) sottaceto o alle caramelle al sapore di miso. Decisamente un’accozzaglia di roba kitsch che stona un po’ con l’importanza storica della città.

Un consiglio: se alla fine del pranzo volete un dolce non compratelo, ma gironzolate per i negozi, chiunque vi offre qualcosa da mangiare e vedrete che entro la fine del pomeriggio avrete assaggiato tutte le leccornie che vorrete.

Da bravi vecchietti di montagna alle cinque siamo già al ryokan e decidiamo di farci l’ennesimo bagno nell’onsen del posto per bollirci a dovere, oramai è diventata un’abitudine.
Stiamo forse diventando giapponesi? :O

Credo proprio di no: sapete che qui si mangia dalle 17.30? Molti lo fanno, ma noi non riusciamo a sederci per terra che alle 19.30, prima è decisamente impensabile.

Ci vengono serviti migliaia di piattini decorati nella miglior maniera possibile per colmare l’ospite sia nello spirito, grazie alla bella visione, che nel corpo.

Questo è il Kaiseki.

State leggeri a pranzo, perché è veramente composto da tante piccole porzioni tutte diverse tra loro. Si parte dal sashimi per arrivare al tempura o al tonkatsu, fino ad avere la carne di Hida bollita in una zuppa di miso e verdure o un salmone grigliato. Alla fine sarete veramente stracolmi! E pensare che abbiamo scelto il menu più economico, quello da 1000¥.

Domani si parte per Kyoto, la città dei templi e delle geishe. Ci sarà da divertirsi…

Baci a tutti, e grazie per seguirci, siete veramente in tantissimi! 🙂

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Settimo giorno: sullo Shinkansen alla velocità della luce verso Takayama

Siamo vestiti con un yukata invernale e vi scriviamo da sotto un caldo kotatsu in una stanza di otto tatami, mentre sorseggiamo un po’ di ocha in tazzine tradizionali.
Ma prima di arrivare in questo ryokan tradizionale nella montagnosa Takayama, abbiamo dovuto fare un po’ di strada…
Liberatici dei bagagli grazie al “gatto nero” (Kuro Neko, ditta di spedizioni nipponica), possiamo partire con il solo zainetto verso le fredde Alpi Giapponesi, via treno ovviamente.
Lo Shinkansen Hikari delle 10.33 entra in stazione dieci minuti prima in tutta la sua maestosità e dopo aver atteso la pulizia delle carrozze da parte di signori precisissimi, saliamo ordinatamente a bordo. Ci accomodiamo sulle spaziose e comode poltrone e alle 10.33 il treno parte silenziosamente verso Nagoya.
Come mai abbiamo spedito i nostri bagagli? Dovete sapere che in Giappone, sebbene i treni siano molto comodi per i passeggeri, non c’è praticamente spazio per i bagagli. Per questo quando viaggiano in treno sono soliti spedire le valigie con una ditta di spedizioni molto efficiente ed economica.
Valez decide durante il tragitto che resterà in giappone e lavorerà per le ferrovie, guidando treni Shinkansen velocissimi e perfetti (la vita da pendolare ora sarà ancora più dura!) e intanto fuori dal finestrino scorre il paesaggio costellato di casette basse e piccole, risaie e molto, molto verde.
Alle 12.21 ci fermiamo in un minimarket sul binario 11 della stazione di Nagoya per comprare un bento da portare sul treno espresso per Takayama, ma non soddisfatti da nessuno dei box, decidiamo di pranzare ancora una volta a base di onighiri. Fortunatamente una volta la signora di un ristorante giapponese di Milano (lo Zakuro), ci disse che a Nagoya facevano degli onighiri speciali, a base di tempura (un gambero fritto – semplificando) e cosi siamo riusciti anche ad assaggiare una specialità locale!
Il trenino che porta a Takayama è veramente bello e mostra (e racconta, dato che è un treno “parlante”) una prospettiva diversa rispetto al solito Giappone fatto di Templi e Sushi. La natura incontaminata della valle, le alpi giapponesi e il fiume Hida non sfigurano per niente davanti alle stesse italiane. Consigliamo a tutti coloro a cui piace un po’ la natura di avventurarsi per le montagne!
Arrivati a Takayama fa un freddo becco. Non eravamo preparati ad un clima tale, ma troviamo facilmente il nostro ryokan, che ci ha preparato un caldissimo Kotatsu, tra le più geniali delle invenzioni giapponesi.
Inanzitutto bisogna dire che nel sol levante ci si siede per terra, se non lo sapeste, su una stuoia chiamata tatami dura ma non troppo. Come fate se volete sedervi per terra attorno ad un tavolino ma fuori ci sono 0 gradi?
Semplice, collegate una resistenza ad un tavolino, ci attaccate una coperta e generate un microclima tropicale per le gambe con uno scaldotto!
Ripetiamo: tavolino + stufa + coperta:
Comodo, caldo e peloso!
Ci addentriamo per un po’ di vie di Takayama, ma dopo un paio di giri per souvenir, i negozi chiudono (ma sono le 16.30!) e noi moriamo di freddo. Meglio tornare al ryokan, stasera a letto alle 22.00 e speriamo di vederla meglio domattina!
P.S. ARGH Il computer con Windows e la tastiera in giapponese!

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