Archivi tag: shinkansen

Diciannovesimo giorno: Odio e imprecazione – from Narita to Tokyo, again.

Che dire? Cerchiamo di andare avanti a postare con il blog e mantenere un minimo di normalità e svago, altrimenti lo stress per la situazione del vulcano e dell’aeroporto ci tira un po’ scemi.

Siamo scappati da Narita, un po’ perché non era più economica di Tokyo e un po’ perché stare vicino all’aeroporto non ci dava più nessun vantaggio tangibile. Dico così in quanto al terzo giorno le signorine non possono che ripeterci quello che ci hanno detto gli altri giorni, e oramai sembra che sia confermato che partiremo il 24, a meno di chiusure di aeroporti. Speriamo in bene, facciamo un sacco di congetture ma la verità è che finché la situazione degli aeroporti non si sblocca (oggi hanno bloccati di nuovo Milano) non potremo sapere con certezza quando partiremo.

Il ryokan di Narita infine ci ha un po’ delusi, perché stamattina abbiamo fatto la conoscenza con uno dei suoi abitanti… scusate dalla redazione mi dicono che non abbiamo la foto dell’abitante, era uno scarafaggio! La sostituiamo con un immagine esplicativa del posto:

Comunque lo scarrafone era abilmente incastrato dentro la maglietta di Luca nera. Come dire? Ben conoscete la insetto-fobia di Luca e il gestore della locanda non ci ha dato nessuna mano a debellare l’invasione aliena, parandosi dietro alla frase:

“Gli scarafaggi in Giappone ci sono ovunque: anche sullo Shinkansen”.

Ma com’è che li vediamo solo ora? La verità è che inizia a fare il bel tempo, e quindi vengono fuori col caldo. D’estate dicono la situazione sia terribile, speriamo di non avere altri incontri ravvicinati.

Back to Tokyo, nel nostro vecchio ryokan che conosciamo bene. Alla fine è più economico di quello di Narita, paghiamo 9.000¥ al giorno rispetto a 10.000¥ e in più abbiamo il bagno privato, un onsen spettacolare di un piano intero, internet gratis wi-fi e la colazione. Inoltre ci sono oggettivamente più cose da fare a Tokyo e ci stiamo rassegnando all’idea che dovremo passare qui un’altra settimana.

Dovete sapere che il problema ora sono i soldi: la nostra vacanza aveva un budget predefinito e l’idea di farla continuare per un’altra settimana ci costringe a sacrifici che per ora non abbiamo mai dovuto fare, sebbene siamo stati sempre attenti a quanto spendevamo a pranzo. Per intenderci: uno yogurt come dolce dopo cena è ora un lusso. 😛 (suono di violini sdolcinati)

Il nostro blog può quindi diventare: “come sopravvivere in Giappone con poche centinaia di Yen al giorno”. Per ora diamo un paio di indicazioni sulle fasce di prezzo dei cibi.

Potete mangiare abbastanza con 1000¥ circa a pranzo e cena, sebbene a pranzo sia un po’ più facile, senza necessariamente andare in fast food giapponesi quali Sukiya o Yoshinoya, basta stare attenti ai Setto (menù) che i posti espongono in vetrina. Non sarà la carne di Kobe, per intenderci, ma tant’è…

Oggi nel cazzeggio generale siamo entrati in un Neko Cafè, ovvero un “gatto caffè”, un simil-bar dove potete prendervi un gatto e giocarci quanto volete.

Spieghiamo meglio: si entra e ci si toglie le scarpe, mettendosi delle ciabattine carine con un gatto. Si depositano giacche e borse nei contenitori e a ogni ospite viene dato un cartellino con l’orario d’ingresso. I costi sono abbastanza elevati: 250¥ per quindici minuti più eventuale consumazioni (fortunatamente con free refill). Dopodichè ci si accomoda in questa sorta di mini open space piena di giochi per gatti e ci si ritrova circondati da felini. In questo caso da circa una decina di pelosi gattoni di ogni razza da far giocare. Ci sono delle regole da rispettare, tra le quali non prendere in braccio gli animali e per il resto siete abbastanza liberi di fare quello che volete.

Pet therapy per Luca e Valez oggi! Decisamente meritata dopo tre giorni di aeroporto! 🙂

Per ora dalla capitale è tutto! Domani chissà! Restate connessi e lo scoprirete ;P

5 commenti

Archiviato in Uncategorized

Nono giorno: Via dalle montagne verso Kyoto

Oggi la nostra ultima mattina a Takayama inizia con la mitica colazione del posto: la colazione nippo-occidentale in cui per la gioia di Valez c’è anche dello… YAKULT! Ma è giapponese?!

A Takayama abbiamo visitato tutto quello che c’era da visitare. Vaghiamo alla ricerca di un bento da gustarci sul treno, ma troviamo solo souvenir: non ce la facciamo più, vogliamo andare via!

Alla fine riusciamo nella conquista dell’agognato pranzo e saliamo sull’espresso che ci porterà verso Nagoya per poi prendere lo Shinkansen verso Kyoto.

Ancora una volta le ferrovie giapponesi danno prova della loro efficienza e riusciamo a prendere il treno superveloce per Kyoto perfettamente (N.B. Il treno per Nagoya arrivava alle 14.02, lo Shinkansen alle 14.11, fosse stato un treno italiano io non avrei scommesso sulla perfezione della coincidenza).

Arrivati a Kyoto, rimaniamo subito colpiti dalla struttura: la stazione è spaziale. Scendiamo dal treno e veniamo inghiottiti dalla struttura di vetro e travi creata con un architettura futuristica e moderna, in netta contrapposizione con la Kyoto antica. Ma decidiamo di raggiungere prima il ryokan, abbandonare i pesanti zaini e poi tornare a visitarla nel pomeriggio.

Evviva! I nostri bagagli ci aspettano in camera (avevate dubbi?) e dopo una bella rinfrescata (stiamo diventando fissati con la pulizia come i giapponesi) andiamo all’esplorazione della “stazione spaziale di Kyoto”.

Ri-wow! Non abbiamo parole mentre prendiamo la sesta scala mobile che ci sta portando sulla terrazza panoramica (e non siamo nemmeno a metà strada). Siamo circondati da strutture fatte di vetro in cui si dipingono le nuvole bianche e grigie del cielo variabile che creano strani giochi di luce grazie ai vetri posizionati tutti con inclinazioni diverse.

Il tetto è composto da un giardino e circondato da vetri per poter avere una visione a 360° sulla città. Nella stazione sono presenti: due centri commerciali di più di dieci piani, tutte le linee del treno, la metro, ristoranti, bar e tutto quello che vi viene in mente.

Entriamo e usciamo da vari punti e la visitiamo tutta fino all’ora di cena, dove decidiamo di infilarci in un ristorante di Okonomiyaki, per la gioia di Valez.

Dovete sapere che nel Kansai una delle specialità tipiche è proprio questo piatto, che in giapponese significa: “cucinatevelo voi”, o qualcosa di simile. Più semplicemente è come una frittata fatta con carne oppure carne e pesce, o carne e pesce e tutto quello che vi viene in mente.

Ci fanno sedere su un tavolo con una piastra al centro e ci portano un okonomiyaki di carne e pesce che viene disposto sulla piastra. Poi noi con una spatolina lo tagliamo, giriamo e mangiamo.

E con la nostra birra Sapporo in mano gridiamo “Kanpai” e ci prepariamo a goderci Kyoto!

Approfondimento: cose misteriose dal paese sulla montagna di Takayama

Una delle magie della terra del sol levante è data dalle cose misteriose che si possono trovare casualmente. Principalmente per la nostra ignoranza nella lingua.

Ieri pomeriggio durante il tour della via dei souvenir di Takayama, Luca cede al fascino di un negozio di sake e decide che ne acquisterà una piccola bottiglietta per berlo dopo cena. Sceglie un bicchierino carino chiuso da una bella stoffa e tutto soddisfatto lo porta in camera.

Dopo essere morti per il troppo cibo da kaiseki, lui decide di darsi il colpo di grazia con il mitico (e minuscolo) bicchierino di sake, ma…

…é gelatina!!! AHAHAHAH! Dovete sapere che qui sono fissati con la gelatina, gelatinano tutti i dolci, o almeno un bel po’ e Luca odia la gelatina. Il grande demone celeste ha voluto mandarci un segno e quindi: niente sake… per oggi!

5 commenti

Archiviato in Uncategorized

Settimo giorno: sullo Shinkansen alla velocità della luce verso Takayama

Siamo vestiti con un yukata invernale e vi scriviamo da sotto un caldo kotatsu in una stanza di otto tatami, mentre sorseggiamo un po’ di ocha in tazzine tradizionali.
Ma prima di arrivare in questo ryokan tradizionale nella montagnosa Takayama, abbiamo dovuto fare un po’ di strada…
Liberatici dei bagagli grazie al “gatto nero” (Kuro Neko, ditta di spedizioni nipponica), possiamo partire con il solo zainetto verso le fredde Alpi Giapponesi, via treno ovviamente.
Lo Shinkansen Hikari delle 10.33 entra in stazione dieci minuti prima in tutta la sua maestosità e dopo aver atteso la pulizia delle carrozze da parte di signori precisissimi, saliamo ordinatamente a bordo. Ci accomodiamo sulle spaziose e comode poltrone e alle 10.33 il treno parte silenziosamente verso Nagoya.
Come mai abbiamo spedito i nostri bagagli? Dovete sapere che in Giappone, sebbene i treni siano molto comodi per i passeggeri, non c’è praticamente spazio per i bagagli. Per questo quando viaggiano in treno sono soliti spedire le valigie con una ditta di spedizioni molto efficiente ed economica.
Valez decide durante il tragitto che resterà in giappone e lavorerà per le ferrovie, guidando treni Shinkansen velocissimi e perfetti (la vita da pendolare ora sarà ancora più dura!) e intanto fuori dal finestrino scorre il paesaggio costellato di casette basse e piccole, risaie e molto, molto verde.
Alle 12.21 ci fermiamo in un minimarket sul binario 11 della stazione di Nagoya per comprare un bento da portare sul treno espresso per Takayama, ma non soddisfatti da nessuno dei box, decidiamo di pranzare ancora una volta a base di onighiri. Fortunatamente una volta la signora di un ristorante giapponese di Milano (lo Zakuro), ci disse che a Nagoya facevano degli onighiri speciali, a base di tempura (un gambero fritto – semplificando) e cosi siamo riusciti anche ad assaggiare una specialità locale!
Il trenino che porta a Takayama è veramente bello e mostra (e racconta, dato che è un treno “parlante”) una prospettiva diversa rispetto al solito Giappone fatto di Templi e Sushi. La natura incontaminata della valle, le alpi giapponesi e il fiume Hida non sfigurano per niente davanti alle stesse italiane. Consigliamo a tutti coloro a cui piace un po’ la natura di avventurarsi per le montagne!
Arrivati a Takayama fa un freddo becco. Non eravamo preparati ad un clima tale, ma troviamo facilmente il nostro ryokan, che ci ha preparato un caldissimo Kotatsu, tra le più geniali delle invenzioni giapponesi.
Inanzitutto bisogna dire che nel sol levante ci si siede per terra, se non lo sapeste, su una stuoia chiamata tatami dura ma non troppo. Come fate se volete sedervi per terra attorno ad un tavolino ma fuori ci sono 0 gradi?
Semplice, collegate una resistenza ad un tavolino, ci attaccate una coperta e generate un microclima tropicale per le gambe con uno scaldotto!
Ripetiamo: tavolino + stufa + coperta:
Comodo, caldo e peloso!
Ci addentriamo per un po’ di vie di Takayama, ma dopo un paio di giri per souvenir, i negozi chiudono (ma sono le 16.30!) e noi moriamo di freddo. Meglio tornare al ryokan, stasera a letto alle 22.00 e speriamo di vederla meglio domattina!
P.S. ARGH Il computer con Windows e la tastiera in giapponese!

6 commenti

Archiviato in Uncategorized